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Science & Health1 set 2026

Astrobiologia: da Zurigo a Marte, quattro fronti di ricerca sul vivente extraterrestre

Molecole complesse nelle nubi acide di Venere, tre episodi d'acqua nelle rocce marziane, una cattedra congiunta ETH-SETI e il segnale energetico dei computer avanzati: la ricerca sul vivente extraterrestre procede su pi…

Astrobiologia: da Zurigo a Marte, quattro fronti di ricerca sul vivente extraterrestre

Il primo dato è istituzionale, non sperimentale: il SETI Institute californiano e l'ETH Zürich hanno avviato una cooperazione per cercare insieme risposte sull'origine della vita. Il suo centro è la nuova cattedra di assistente professore in «Earth and Planetary Evolution» presso il Dipartimento di scienze della Terra e dei pianeti dell'ETH, chiamata a svolgere un ruolo centrale nel Centre for Origin and Prevalence of Life (COPL). Nella nota stampa congiunta le due istituzioni spiegano che «sia il SETI Institute sia il COPL indagano come nasce la vita e quanto diffusa possa essere nell'universo».

Sul piano delle ipotesi, una nuova ricerca sposta l'attenzione su Venere. La superficie del pianeta è considerata ostile per le temperature estreme, ma tra i 48 e i 64 chilometri di quota si registrano temperature miti, quasi terrestri; le nubi, tuttavia, sono estremamente acide. Lo studio non presenta un'osservazione, ma mette al centro una possibilità: che alcuni mattoni di biomolecole complesse non solo si conservino nelle nuvole venusiane, ma possano dare origine a strutture complesse.

Su Marte, il rover Perseverance della NASA ha raggiunto il bordo interno del cratere Jezero nel settembre 2023. L'area geologica, chiamata «Margin Unit», corre lungo la riva di un antico lago marziano: gli scienziati si aspettavano rocce sedimentarie, formatesi per accumulo di sabbia, ed erano incuriositi dai forti segnali di minerali carbonatici rilevati dagli orbiter. Le rocce marziane antiche documentano almeno tre episodi separati di acqua.

Su un altro fronte, uno studio sostiene che civiltà extraterrestri dotate di computer iper-efficienti produrrebbero un segnale energetico distinto e rilevabile. Il ragionamento muove da un'osservazione terrestre: la nostra stessa fame di potenza di calcolo ha messo in difficoltà i produttori di chip e le aziende elettriche. Se la potenza di calcolo definisce una civiltà avanzata, quelle più avanzate spingerebbero il calcolo al suo stato più potente ed efficiente.

Il prossimo passaggio verificabile è indicato dalla nota stessa delle due istituzioni: la cattedra è appena stata messa a bando. Le altre linee restano per ora sul piano dell'ipotesi — le nubi acide di Venere e il segnale energetico delle civiltà computazionali — o dell'analisi di dati, come le rocce del cratere Jezero.