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Science & Health2 ott 2026

Il paradosso di Fermi e le ipotesi sul silenzio delle civiltà extraterrestri

Nel dibattito su dove indirizzare i telescopi, una nuova proposta indica nel carbonio disponibile per la biologia un indizio del grado di evoluzione della vita.

Il paradosso di Fermi e le ipotesi sul silenzio delle civiltà extraterrestri

Nel dibattito astrobiologico su dove puntare i telescopi migliori, aperto da decenni, si è aggiunta una nuova opzione, non un nuovo standard. È la proposta avanzata in un articolo di Christopher Doughty, della Northern Arizona University, pubblicato sull'International Journal of Astrobiology: secondo l'autore, la quantità totale di carbonio che un pianeta riesce a mettere al servizio della biologia è un buon indizio del grado di evoluzione della vita che può ospitare. Finora, si osserva, gli astrobiologi hanno usato l'età della stella come indicatore indiretto della probabilità di vita intelligente. Il criterio del carbonio si presenta dunque come candidato aggiuntivo, non come consenso raggiunto.

La domanda a cui simili criteri e ipotesi cercano di rispondere risale al 1950, quando Enrico Fermi la pose durante una pausa pranzo al Los Alamos National Laboratory: se l'universo è così vasto e così pieno di stelle potenzialmente abitabili, dove sono tutti? Il silenzio che accompagna quella vastità ha un nome, paradosso di Fermi, e in decenni ha accumulato decine di possibili risposte. Il contesto numerico aiuta a misurarne la posta: nella Via Lattea si contano 200 miliardi di stelle e forse 100 miliardi di pianeti; l'equazione di Drake lascerebbe teoricamente spazio ad almeno 20 civiltà nel nostro angolo cosmico.

Tra le risposte figurano la teoria della Foresta Oscura, secondo cui dovremmo augurarci di non incontrare mai gli alieni; l'ipotesi dello zoo, formulata nel 1973 dall'astrofisico di Harvard John Allen Ball in un articolo pubblicato sulla rivista Icarus, per cui civiltà più antiche e progredite eviterebbero deliberatamente il contatto, facendo della nostra parte di universo una sorta di area protetta; e lo standby cosmico, per cui civiltà avanzate attenderebbero che l'universo si raffreddi abbastanza da rendere conveniente impiegare la loro energia. A queste si aggiunge, senza riferimento identificabile ad autori, rivista o anno, l'idea che le connessioni interstellari diventino a un certo punto insostenibili per eventuali civiltà extraterrestri: una tesi riportata nel dibattito ma non verificabile allo stato.

Nessun segnale, nessuna traccia, nessun contatto: è il punto da cui muovono tutte queste ipotesi, discusse ormai da decenni. Il criterio del carbonio si aggiunge al dibattito su dove indirizzare i telescopi come opzione ulteriore, accanto all'età stellare; le spiegazioni del silenzio cosmico restano congetture concorrenti tra loro.