Il telescopio Roman è partito: la caccia alle biofirme resta un cantiere aperto
Il lancio del telescopio Roman apre una nuova fase per l'imaging diretto degli esopianeti, mentre la ricerca di biofirme resta un campo di risultati incerti e distribuiti su più anni.

Il 30 agosto 2026 il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA ha lasciato il Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX: viaggio di tre mesi verso il punto L2 Sole-Terra, a circa un milione di miglia dalla Terra, prime immagini attese per l'inizio del 2027. Il coronografo di bordo bloccherà la luce delle stelle per rendere visibili oggetti molto più deboli; un team guidato da Maggie Turnbull del SETI Institute lo userà per osservare esopianeti noti. È l'unico sviluppo datato con precisione nel materiale considerato.
Il resto delle evidenze viene da pubblicazioni distribuite su più anni e non va letto come novità del 2026: alcune poggiano su dati della missione Cassini, che ha esplorato il sistema di Saturno dal 2004 al 2017, e le fonti non permettono di datare con esattezza ogni singolo lavoro. Il filo comune è la fragilità interpretativa delle biofirme. Uno studio guidato dall'Università della California di Santa Cruz, pubblicato su AGU Advances e basato su un modello computazionale termo-geochimico-climatico, descrive tre scenari in cui un pianeta roccioso attorno a una stella simile al Sole sviluppa, dopo 4,5 miliardi di anni, un'atmosfera ricca di ossigeno di origine abiotica.
Gli astrobiologi cercano molecole gassose come O2, CO2, CH4, O3, NH3, PH3, CH3Cl, C2H6 e CH3SH, ma devono fare i conti con i falsi positivi e con i falsi negativi, quelli che indicano assenza di vita anche quando la vita c'è. Le molecole organiche, del resto, si formano anche per vie abiotiche, come l'attività vulcanica o idrotermale.
I bersagli privilegiati restano i mondi oceanici. Dai dati Cassini è emersa su Encelado, luna ghiacciata di Saturno, la presenza di fosfati di sodio: un team internazionale di dieci istituti ha firmato la scoperta. A Berlino, ricercatori del gruppo di Scienze planetarie e telerilevamento della Freie Universität Berlin hanno pubblicato due studi sulle prospettive di una missione dedicata a Encelado, concludendo che il rilevamento di biofirme sarebbe più agevole del previsto. Il progetto Owls segnala però un vincolo pratico: la restituzione dei dati da veicoli spaziali remoti limita la ricerca di vita negli oceani sotterranei di Europa ed Encelado. Su Marte uno studio della Penn State University e della NASA, pubblicato sulla rivista Astrobiology, indica che amminoacidi e biomarcatori andrebbero cercati nel permafrost e nelle calotte glaciali, dove si conservano meglio che sulla superficie rocciosa.
Il prossimo passaggio verificabile è l'arrivo delle prime immagini di Roman, atteso per l'inizio del 2027: il coronografo è la tecnologia su cui si concentra l'attesa per l'imaging diretto di pianeti simili alla Terra.